\\ Home Page : Articolo : Stampa
Chi copia file non commette il reato di furto (ma eventualmente altri reati) - Cass. 44840/2010
Di Admin (del 23/12/2010 @ 10:35:05, in diritto*internet, linkato 4037 volte)

Diritto e Internet (Copyright immagine clix) Con la sentenza n. 44840 del 21/12/2010 la Corte di Cassazione ha affermato quanto segue:

« ... Motivi della decisione
II ricorso è fondato nei limiti appresso specificati.
Deve infatti ritenersi la insussistenza, nel comportamento posto
in  essere  dal ...,  del  contestato  reato  di  furto,
condividendo il Collegio il principio già espresso da questa Corte
(Sez. IV 13.11.2003 n.3449 del 2003 rv 229785) secondo cui è da
escludere  la  configurabilità  del  reato  di  furto  nel  caso di
semplice copiatura non autorizzata di  "files"  contenuti  in un
supporto  informatico altrui,  non  comportando  tale  attività  la
perdita del possesso della "res" da parte del legittimo detentore
.

Una tale interpretazione trova conferma nella  esplicita volontà
del Legislatore che nella Relazione al disegno di legge n.2733
(con il quale si è introdotta nel codice penale una disciplina di
contrasto   della   criminalità   informatica)   ha   espressamente
precisato  che  la  condotta  di  sottrazione  di  dati,  programmi,
informazioni  di  tal  genere  non  è  riconducibile  alla  norma
incriminatrice sul furto, in quanto i dati e le informazioni non
sono comprese nel concetto, pur ampio, di "cosa mobile" in essa
previsto; ed ha ritenuto altresì "non necessaria la  creazione di
una nuova ipotesi di reato osservando che la sottrazione di dati,
quando non si estenda ai supporti materiali su cui i dati sono
impressi  (nel qual caso si configura con evidenza il reato di
furto),  altro non è che una 'presa di conoscenza' di notizie,
ossia  un  fatto  intellettivo  rientrante,  se  del  caso,  nelle
previsioni concernenti la violazione dei segreti
. Ciò, ovviamente,
a parte la punibilità ad altro titolo delle condotte strumentali,
quali ad esempio,  quelle di violazione di domicilio  (art.  614
c.p.), eccetera".

Resta evidentemente preclusa, stante la intervenuta assoluzione e
l'assenza  di  ricorso  per  cassazione  da  parte  del  pubblico
ministero, ogni discussione in ordine alla possibilità di ritenere
il ... responsabile  del  reato  di  cui  all'art.  615  ter
cod.pen.
,  responsabilità che,  secondo alcune pronunce di questa
Corte, sussiste anche nel caso del soggetto che, pur avendo titolo
per accedere al sistema,  vi si introduca con la "password" di
servizio per raccogliere dati protetti per finalità estranee alle
ragioni di  istituto ed agli  scopi  sottostanti alla protezione
dell'archivio  informatico
,  dovendosi  ritenere  compresa  nella
tutela di  tale norma   non   soltanto l'accesso abusivo ad un
sistema informatico ma anche la condotta di chi vi si mantenga
contro la volontà espressa o tacita di chi ha  il diritto di
escluderlo.

Deve invece ritenersi che correttamente sia stata affermata la
responsabilità del medesimo per la violazione delle norme a tutela
di informazioni segrete e precisamente dell'art. 622 cod.pen..

... Risulta pertanto integrato il contestato reato che   consiste non
solo  nel  rivelare  il  segreto  professionale  ma  anche  nell'
impiegarlo a proprio o altrui profitto, come nella specie appunto
avvenuto,  atteso  che  i  files    acquisiti  avevano  sicuramente
contribuito a consentire al ... di formulare per la nuova
società  condizioni  più  vantaggiose  di  quelle  praticate  in
precedenza ... »

 

A cura dell'Avvocato Giuseppe Briganti, avvbriganti.iusreporter.it
Visita
diritto*internet - Il non sempre facile rapporto tra Internet e la legge

Per segnalazioni e aggiornamenti, seguici su Twitter o su Facebook

Follow iusreporter on Twitter

 


Note legali. Quanto precede non costituisce né sostituisce una consulenza legale. Testi senza carattere di ufficialità