Studio Legale Avvocato Giuseppe Briganti. Consulenza legale on-line e a distanza. Assistenza legale Pesaro - Urbino e tutta Italia

Studio Legale Avvocato Giuseppe Briganti  - consulenza e assistenza legaleL'Avv. Giuseppe Briganti è Avvocato in Urbino dal 2001 e mediatore professionista e formatore nei corsi per mediatori dal 2011. Dal 2001 cura il sito www.iusreporter.it dedicato alla ricerca giuridica sul Web e al diritto delle nuove tecnologie. Svolge attività di docenza, è autore di pubblicazioni giuridiche e collabora con riviste giuridiche
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Il Gruppo di lavoro Articolo 29 per la protezione dei dati personali ha elaborato in proposito un parere (parere 1/2008 adottato il 4/04/2008).

Il parere in sintesi:

I motori di ricerca sono entrati a far parte della vita quotidiana di chi usa Internet e le
tecnologie per la ricerca di informazioni. Il Gruppo di lavoro articolo 29 ne riconosce
l'utilità ed è consapevole della loro importanza.
Nel presente parere il Gruppo di lavoro stabilisce un chiaro elenco di responsabilità che
ai sensi della direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati incombono ai provider di
motori di ricerca nella loro veste di responsabili del trattamento dei dati degli utenti.
Come provider di dati di contenuto (per esempio, l'indice dei risultati di ricerca), ai
motori di ricerca si applica la normativa europea sulla protezione dei dati anche in
situazioni specifiche, per esempio se propongono un servizio di caching o se sono
specializzati nell'elaborazione di profili di singoli utenti. L'obiettivo principale del
presente parere è trovare il giusto mezzo tra le legittime esigenze commerciali dei
provider e la protezione dei dati personali degli utenti di Internet.
Il parere tratta della definizione di motori di ricerca, del tipo di dati elaborati per offrire
servizi di ricerca, del quadro giuridico, delle finalità/motivazioni del trattamento
legittimo, dell'obbligo di informare le persone interessate e dei loro diritti.
Una delle principali conclusioni è che la direttiva sulla protezione dei dati si applica in
generale al trattamento di dati personali effettuato dai motori di ricerca, anche quando la
loro sede è situata al di fuori del SEE, e che a questi spetta l'onere di chiarire il loro ruolo
nel SEE e la portata dei loro obblighi ai sensi della direttiva. Ai provider di motori di
ricerca risulta invece chiaramente non applicarsi la direttiva 2006/24/CE sulla
conservazione dei dati.
Il presente parere giunge alla conclusione che i dati personali devono essere elaborati
soltanto per finalità legittime. I provider di motori di ricerca devono cancellare o rendere
anonimi in maniera irreversibile i dati personali che non sono più utili per la finalità
specifica e legittima per i quali sono stati raccolti, e devono in qualsiasi momento poter
giustificare la conservazione e la durata dei cookie installati. Per qualsiasi correlazione
pianificata di dati e profilazione di utenti è necessario il consenso di questi. I motori di
ricerca devono rispettare la scelta di esclusione (opt-out) dei responsabili editoriali dei
siti web e modificare/aggiornare immediatamente la copia cache degli utenti che ne
fanno richiesta. Il Gruppo di lavoro ribadisce l'obbligo dei motori di ricerca di informare
chiaramente gli utenti a monte di qualsiasi trattamento dei loro dati, e di rispettarne il
diritto di accedere, controllare e rettificare tempestivamente i propri dati conformemente
all'articolo 12 della direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati.

 

Si veda anche questo post



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Diritto e Internet (Copyright immagine khz) Il Garante per la protezione dei dati personali, con provvedimento dell'8 aprile 2010, ha disposto che, con esclusivo riferimento ai "vecchi" abbonati i cui dati erano già inseriti in un elenco pubblico alla data del 1° febbraio 2005, possa essere attivata a partire dal 1° gennaio 2011 la funzione di ricerca inversa, consistente nella ricerca del nominativo di un abbonato sulla base del suo numero telefonico, anche senza il consenso espresso degli abbonati, salvo il rispetto di eventuali volontà contrarie comunicate dagli stessi al proprio operatore.

Il Garante ha disposto inoltre che gli operatori telefonici  che abbiano clienti i cui dati erano già inseriti in un elenco pubblico alla data del 1° febbraio 2005  rendano nota a tali abbonati l'attivazione della funzione di ricerca inversa nei loro confronti nei termini sopra indicati, mediante idonea informativa, da inserire nella bolletta contenente il conto telefonico entro il 31 dicembre 2010 e da pubblicare sui propri siti web entro il 31 maggio 2010.


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Di Admin (del 26/05/2010 @ 19:41:40, in diritto*internet, linkato 2440 volte)

Diritto e Internet (Copyright immagine khz) Come si legge sul sito del Registro .it (www.nic.it), il Registro mette a disposizione degli utenti uno strumento specifico in proposito: la procedura di opposizione.


La procedura di opposizione "congela" l'assegnazione del nome a dominio fino alla risoluzione della controversia e consente a chi ha promosso la procedura di esercitare un diritto di prelazione sull'eventuale nuova assegnazione.

L'opposizione non permette d'altra parte di ottenere automaticamente il dominio già registrato da altri, bensì permette l'accesso a due procedure, alternative al ricorso al giudice, per la risoluzione della controversia:

- l'arbitrato irrituale e

- la procedura di riassegnazione.


Per avviare la procedura di opposizione è necessario inviare al Registro .it una richiesta scritta contenente

- le generalità del mittente,

- il nome a dominio oggetto dell'opposizione,

- le motivazioni e

- i diritti che si presumono lesi.

Il Registro esamina la richiesta, ne valuta l'ammissibilità e, entro dieci giorni lavorativi dalla ricezione della domanda, notifica l'esito alle parti.


La procedura di opposizione si considera iniziata nel momento in cui il Registro .it pone il dominio nello stato di "challenged".



Per maggiori informazioni:
Contestare l'assegnazione di un dominio - Registro .it

 



Avv. Giuseppe Briganti

Maggio 2010

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Ricerca giuridica sul Web  (Copyright immagine dabobabo Fotolia.com)Come può leggersi nel comunicato del Garante privacy del 19 maggio 2010, il Garante ha avviato un'istruttoria nei confronti di Google per verificare la liceità e la correttezza del trattamento dei dati personali effettuato nell'ambito del servizio Street View.

Il procedimento del Garante è stato aperto in merito alla raccolta di dati personali effettuata da Google sul territorio italiano e che, secondo quanto ammesso dalla stessa Google Italia, ha riguardato, oltre che immagini, anche dati relativi alla presenza di reti wireless e di apparati di rete radiomobile, nonché frammenti di comunicazioni elettroniche, eventualmente trasmesse dagli utenti su reti wireless non protette. Riguardo a quest'ultima tipologia di dati, l'Autorità ha invitato la società a sospendere qualsiasi trattamento fino a diversa direttiva dello stesso Garante.

Con particolare riferimento a tutti i dati eventualmente "captati" dalle "Google cars", si legge ancora nel comunicato del Garante, la società dovrà comunicare all'Autorità la data di inizio della raccolta delle informazioni, per quali finalità e con quali modalità essa è stata realizzata, per quanto tempo e in quali banche dati queste informazioni sono conservate.

Google dovrà chiarire, inoltre, l'eventuale impiego di apparecchiature o software "ad hoc" per la raccolta di dati sulle reti WiFi e sugli apparati di telefonia mobile.

La società dovrà comunicare, infine, se i dati raccolti siano accessibili a terzi e con quali modalità, o se siano stati ceduti.

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Di Admin (del 18/05/2010 @ 12:55:22, in diritto*internet, linkato 2106 volte)

Con riguardo alle possibili azioni a tutela del diritto d'autore illustrate con il documento "Il diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica. Indagine conoscitiva", pubblicato su www.agcom.it il 12 febbraio 2010, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, relativamente agli obblighi sui fornitori di accesso ad Internet, afferma:


Ruolo centrale nella definizione delle possibili misure che l'Autorità può adottare è quella degli ISP, in quanto soggetti detentori delle informazioni sul traffico generato dagli utenti. Al fine di definire misure adeguate, proporzionate ed efficaci sul mercato è quindi necessario esplorare in primo luogo le possibilità di intervenire proprio sui fornitori di accesso ad Internet.

Da una lettura del quadro comunitario e della giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, possono essere ricavati i principali parametri di legittimità cui dovrebbero essere informati eventuali interventi regolamentari tesi ad introdurre obblighi di monitoraggio e sorveglianza in capo agli ISP.

In particolare, questi riguardano il bilanciamento con i diritti alla tutela dei dati personali degli utenti, che possono subire limitazioni soltanto se proporzionate a quanto strettamente necessario ad assicurare una effettiva tutela del diritto d'autore, e che, in conformità con la tutela della privacy, devono garantire l'anonimato degli utenti (i cui dati personali possono essere quindi disvelati soltanto per effetto di un ordine della "pubblica autorità competente").

Inoltre, l'adozione di siffatti obblighi deve essere orientata al principio di proporzionalità e, quindi, rispettare i seguenti canoni interpretativi:

1) adeguatezza rispetto alle finalità dell'intervento: l'intervento regolamentare deve essere preceduto da opportune analisi volte a stabilire ex ante, in via previsionale, che gli obblighi suscettibili di essere posti a carico dell'ISP possono rivelarsi idonei a garantire una riduzione del fenomeno della pirateria. In questo senso, è perciò opportuna una previa attività di indagine, monitoraggio e sperimentazione, volta a quantificare il fenomeno e identificare le attività degli utenti potenzialmente lesive del diritto d'autore. Una volta identificato spessore e contenuti del fenomeno, sarà possibile stabilire quali misure si rivelino adeguate, in base a un ragionevole rapporto di causa-effetto tra gli interventi apprestati e tutela del diritto d'autore;

2) necessarietà: le restrizioni imposte alla privacy degli utenti non devono essere superiori alla misura strettamente necessaria ad assicurare il conseguimento dello scopo perseguito. Pertanto, l'imposizione degli obblighi dovrà essere corredata di verifiche periodiche per valutarne il conseguimento;

3) stretta proporzionalità: per scongiurare i rischi di un eccessivo sacrificio degli interessi configgenti, il bilanciamento deve fondarsi su valutazione quali-quantitativa in rapporto ad eventuali opzioni alternative di intervento, nonché su un approccio gradualistico che consenta la progressiva introduzione di misure via via più restrittive soltanto a seguito del previo espletamento di opportune verifiche sui risultati raggiunti.

Dalle indicazioni della giurisprudenza comunitaria emerge, quindi, la possibilità, per l'Autorità, di imporre in capo agli ISP un obbligo di sorveglianza finalizzato a comunicare all'Autorità, con cadenza periodica, dati sul traffico Internet (in forma anonima ed aggregati per servizio - peer-topeer, streaming, etc.), nel rispetto della normativa a tutela della privacy e nella salvaguardia del principio della neutralità della rete. L'opportunità di tale intervento è molteplice: gli ISP sono già in possesso di tali informazioni e i dati comunicati all'Autorità permetterebbero un'analisi sulla quantificazione del fenomeno (peer-to-peer, streaming, download) che, per quanto si è più volte detto, riveste valore propedeutico alla definizione di eventuali misure più puntuali per contrastare il fenomeno della pirateria.

Tale misura dovrebbe essere accompagnata da una adeguata e trasparente informativa agli utenti, attraverso:

1) l'indicazione, nei contratti di accesso ad Internet, dell'attività di sorveglianza da parte degli ISP sul traffico degli utenti, nel rispetto della normativa a tutela della privacy;
2) una simile indicazione informativa circa l'imposizione di tale obbligo sul sito web dell'Autorità.

Per quanto riguarda la legittimazione all'introduzione di un simile obbligo, si ritiene che l'Autorità abbia il potere di imporlo in virtù dei compiti ad essa affidati a tutela del diritto d'autore. In caso di inottemperanza alla decisione dell'Autorità, gli ISP sarebbero soggetti alla irrogazione della sanzione ai sensi dell'art. 1, comma 31, della legge 31 luglio 1997, n. 249.
In alternativa, si potrebbe avviare un dialogo con gli ISP finalizzato a sottoscrivere un protocollo d'intesa che definisca nel dettaglio le condizioni di fornitura delle informazioni sopra individuate, sì da pervenire al medesimo risultato senza imposizioni coercitive, attraverso un'attività "cooperativa" tra l'Autorità e i fornitori di accesso ad Internet.

 

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Di Admin (del 07/05/2010 @ 18:40:39, in diritto*internet, linkato 2120 volte)

Europa (Copyright immagine svilen001) COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE
Bruxelles, 16.7.2008
COM(2008) 466 definitivo
LIBRO VERDE
Il diritto d'autore nell'economia della conoscenza


Il Libro verde intende promuovere un dibattito sui migliori mezzi per assicurare la diffusione on line delle conoscenze per la ricerca, la scienza e l'istruzione. Espone e discute varie questioni connesse al ruolo che svolge il diritto d'autore nella "economia della conoscenza" e intende lanciare una consultazione su questi punti.

Il Libro verde si articola in due parti. La prima riguarda questioni generali concernenti le eccezioni ai diritti esclusivi previste dal principale atto legislativo dell'UE in tema di diritto d'autore, la direttiva 2001/29/CE del Consiglio sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione ("la direttiva"). L'altro atto legislativo comunitario che assume rilievo per l'economia della conoscenza, la direttiva 96/9/CE relativa alla tutela giuridica delle banche di dati, è stato analizzato in un'altra relazione. Nondimeno, alcuni aspetti di quest'ultima direttiva, come le eccezioni e le limitazioni, sono affrontati anche nel Libro verde.

La seconda parte del Libro verde affronta questioni specificamente connesse alle eccezioni e limitazioni che assumono particolare rilievo per la diffusione della conoscenza e pone la questione se sia opportuno che tali eccezioni vengano modificate nell'epoca della comunicazione digitale.

Il Libro verde affronta tutte le questioni in modo equilibrato, tenendo cioè conto dei punti di vista degli editori, delle biblioteche, degli istituti di istruzione, dei musei, degli archivi, dei ricercatori, dei portatori di handicap e del pubblico in generale.

Con riguardo in particolare alla digitalizzazione, il Libro verde afferma:

L'eccezione riguardo al diritto di riproduzione è limitata a "specifici atti di riproduzione". L'articolo 5, paragrafo 2, lettera c), della direttiva si qualifica quindi come l'unica eccezione esplicitamente riferita alla prima parte del citato "test a tre fasi", sancito dall'articolo 5, paragrafo 5, il quale prescrive che le eccezioni siano circoscritte a "determinati casi speciali". Di conseguenza - come del resto chiarisce il considerando n. 40 - quest'eccezione deve essere circoscritta soltanto a casi speciali e non comprende le utilizzazioni fatte nell'ambito della fornitura on line di opere o fonogrammi protetti.

L'attenta formulazione di questa eccezione implica quindi logicamente che le biblioteche o altri beneficiari non sono totalmente dispensati dall'obbligo di rispettare il diritto di riproduzione. Come si è detto, le riproduzioni sono permesse soltanto in casi specifici, che logicamente si riferiscono a determinati atti necessari per la conservazione di opere nei cataloghi delle biblioteche. D'altro lato, questa eccezione non contiene regole precise su questioni quali la conversione del formato o il numero autorizzato di copie. Una regolamentazione specifica di questi aspetti è frutto delle singole statuizioni del legislatore nazionale.

Alcuni Stati membri hanno adottato regole restrittive rispetto alle riproduzioni che le biblioteche sono autorizzate a effettuare. Il governo britannico sta attualmente effettuando una consultazione[12] allo scopo di modificare la Section 42 del Copyright Designs and Patents Act (CDPA) in modo da permettere alle biblioteche e agli archivi di fare un'unica copia di opere letterarie, teatrali o musicali presenti nella loro collezione permanente per fini di conservazione e sostituzione. Il governo propone di ampliare l'eccezione nel senso di consentire la copia e la conversione del formato di registrazioni sonore, di film e di emissioni radiotelevisive e di autorizzare la realizzazione di più copie qualora siano necessarie copie successive per mantenere le collezioni permanenti in un formato accessibile.

Per la conservazione di opere in formato durevole sono in prima linea le biblioteche, gli archivi e i musei. Tuttavia, anche soggetti privati, come i motori di ricerca, hanno dato vita a numerose iniziative di digitalizzazione su larga scala. A titolo di esempio, il progetto Google Book Search, lanciato nel 2005, è finalizzato a permettere la consultazione dei testi di libri su Internet[13]. Google e alcune biblioteche europee hanno stipulato accordi per la digitalizzazione di opere divenute di dominio pubblico[14]. Le case editrici, dal canto loro, stanno sperimentando l'accesso gratuito on line ad estratti o anche al testo integrale dei loro libri e sviluppano strumenti che consentono agli utenti di consultare il contenuto dei libri[15].

Occorre sottolineare che le attività di soggetti privati quali motori di ricerca non possono beneficiare dell'eccezione di cui all'articolo 5, paragrafo 2, lettera c), che è limitata alle biblioteche accessibili al pubblico, agli istituti di istruzione, ai musei o agli archivi e riguarda solo gli atti che non tendono ad alcun vantaggio economico o commerciale, diretto o indiretto. La digitalizzazione presuppone il diritto di riproduzione[16], perché la modifica del formato di un'opera da analoga a digitale comporta un processo di riproduzione dell'opera stessa. Ad esempio, un libro deve essere scansionato prima di essere digitalizzato. Se la scansione è effettuata da soggetti ed in circostanze non contemplate all'articolo 5, paragrafo 2, lettera c), è necessaria la previa autorizzazione dei titolari dei diritti. Analogamente, affinché un'opera digitalizzata possa essere messa a disposizione on line occorre la preventiva autorizzazione dei titolari dei diritti.

La scansione di opere conservate nelle biblioteche per consentire una ricerca del loro contenuto su Internet va normalmente tenuta distinta dalla creazione di links, dal deep linking , dall' interlinking o dall'indicizzazione ( indexing ), che sono tutte attività riferite a opere già disponibili on line. Ad esempio, riguardo agli hyperlinks (collegamento elettronico ad un file posto su Internet), la Corte federale tedesca ha statuito che la creazione di un link o di un deep link (un link che rinvia l'utente di Internet a un'altra pagina web all'interno dello stesso sito) non costituisce riproduzione di un'opera[17]. Nella causa Perfect 10 c./Google e Amazon [18] un tribunale USA ha statuito che la creazione di un link interno ( inlinking ) che rinvia a un'immagine in grandezza originale posta su un altro sito web, in quanto non presuppone la riproduzione dell'immagine originale, non costituisce violazione del diritto esclusivo di riproduzione. Se alcuni tribunali ritengono che i thumbnails (cioè l'anteprima di un'immagine più grande presentata in formato ridotto, che facilita la connessione ad altri siti web su Internet) configurino una violazione del diritto esclusivo di riproduzione[19], il Tribunale regionale di Erfurt[20] ha statuito che l'utilizzazione di thumbnails per creare link non autorizza il titolare del diritto d'autore a chiedere il risarcimento del danno se l'opera è stata posta su Internet dallo stesso titolare o con il suo consenso[21].

Si sente spesso affermare tuttavia che la natura del progetto Google Book Search trascende il concetto di motore di ricerca sul quale si sono pronunciate la Corte federale tedesca nella causa Paperboy[22] o la Corte americana nella causa Perfect 10. Il motore di ricerca nella causa Paperboy creava link verso siti web che contenevano opere protette che erano state messe a disposizione on line con il consenso dei titolari dei relativi diritti. Poiché il servizio Paperboy dipende dalla presenza di opere messe a disposizione da terzi, esso non sarebbe più stato in grado di creare un link verso opere che fossero state ritirate dal titolare dei diritti. Inoltre, Paperboy non effettuava il caching (salvataggio temporaneo) dell'opera poiché il link non avrebbe più funzionato dal momento in cui l'originale fosse stato ritirato.

 

Consulta il Libro verde (Eur-lex)


Sulla direttiva 2001/29/CE, si veda l'articolo a firma del sottoscritto "Il diritto d'autore nella società dell'informazione" del 2002


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Ricerca giuridica sul Web (Copyright immagine clix)Rileva in materia la disciplina sulla vendita dei beni di consumo di cui agli articoli 128 e seguenti del Codice del Consumo (decreto legislativo 206/2005).

Le disposizioni citate si occupano della vendita dei beni di consumo, disciplinando taluni aspetti dei contratti di vendita e delle garanzie concernenti tali beni (art. 128).

Per bene di consumo deve intendersi qualsiasi bene mobile, compresi i beni mobili registrati, anche da assemblare, tranne specifiche eccezioni.

In capo al venditore grava l'obbligo fondamentale di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita (art. 129).

Ai sensi dell'art. 130 del Codice del Consumo, il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene.

In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione ovvero a una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto.

La responsabilità del venditore sussiste quando il difetto di conformità si manifesta entro il termine di due anni dalla consegna del bene (art. 132).

D'altronde, il consumatore decade dai diritti attribuitigli dal Codice se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto stesso.



Avv. Giuseppe Briganti

 

aprile 2010



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Ricerca giuridica sul Web  (Copyright immagine dabobabo Fotolia.com) Il Garante privacy fissa le nuove regole per l'uso dei sistemi di videosorveglianza con il provvedimento generale dell'8 aprile 2010.

Il Garante ha predisposto anche un utile vademecum sull'argomento.


Si riporta il comunicato del Garante privacy del 27 aprile 2010:

Sistemi integrati di videosorveglianza solo nel rispetto di specifiche garanzie per la libertà delle persone. Appositi cartelli per segnalare la presenza di telecamere collegate con le sale operative delle forze di polizia. Obbligo di sottoporre alla verifica del Garante privacy, prima della loro attivazione, i sistemi che presentino rischi per i diritti e le libertà fondamentali delle persone, come i sistemi tecnologicamente avanzati o "intelligenti". Conservazione a tempo delle immagini registrate. Rigorose misure di sicurezza a protezione delle immagini e contro accessi non autorizzati.

L'Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha varato le nuove regole alle quali soggetti pubblici e privati dovranno conformarsi per installare telecamere e sistemi di videosorveglianza. Il periodo per adeguarsi è stato fissato, a seconda degli adempimenti, da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno.

Il provvedimento generale, che sostituisce quello del 2004 e introduce importanti novità, si è reso necessario non solo alla luce dell'aumento massiccio di sistemi di videosorveglianza per diverse finalità (prevenzione, accertamento e repressione dei reati, sicurezza pubblica, tutela della proprietà privata, controllo stradale, etc.), ma anche in considerazione dei numerosi interventi legislativi adottati in materia: tra questi, quelli più recenti che hanno attribuito ai sindaci e ai comuni specifiche competenze in materia di incolumità pubblica e di sicurezza urbana, così come le norme, anche regionali, che hanno incentivato l'uso di telecamere.

Il provvedimento, di cui è stato relatore Francesco Pizzetti, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, tiene conto delle osservazioni formulate dal Ministero dell'interno e dall'Anci.

Ecco in sintesi le regole fissate dal Garante.

Principi generali

. Informativa: i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati con cartelli della presenza delle telecamere, i cartelli devono essere resi visibili anche quando il sistema di videosorveglianza è attivo in orario notturno. Nel caso in cui i sistemi di videosorveglianza installati da soggetti pubblici e privati (esercizi commerciali, banche, aziende etc.) siano collegati alle forze di polizia è necessario apporre uno specifico cartello (allegato n. 2), sulla base del modello elaborato dal Garante. Le telecamere installate a fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica non devono essere segnalate, ma il Garante auspica comunque l'utilizzo di cartelli che informino i cittadini.

. Conservazione: le immagini registrate possono essere conservate per periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Eventuali esigenze di allungamento dovranno essere sottoposte a verifica preliminare del Garante.

Settori di particolare interesse

. Sicurezza urbana: i Comuni che installano telecamere per fini di sicurezza urbana hanno l'obbligo di mettere cartelli che ne segnalino la presenza, salvo che le attività di videosorveglianza siano riconducibili a quelle di tutela specifica della sicurezza pubblica,  prevenzione, accertamento o repressione dei reati. La conservazione dei dati  non può superare i 7 giorni, fatte salve speciali esigenze.

. Sistemi integrati:  per i sistemi che collegano telecamere tra soggetti diversi, sia pubblici  che privati, o che consentono la fornitura di servizi di videosorveglianza "in remoto" da parte di società specializzate (es. società di vigilanza, Internet providers) mediante collegamento telematico ad un unico centro, sono obbligatorie specifiche misure di sicurezza (es. contro accessi abusivi alle immagini). Per alcuni sistemi è comunque necessaria la verifica preliminare del Garante.

. Sistemi intelligenti: per i sistemi di videosorveglianza "intelligenti" dotati di software che permettono l'associazione di immagini a dati biometrici (es. "riconoscimento facciale") o in grado, ad esempio, di riprendere e registrare automaticamente comportamenti o eventi anomali e segnalarli (es. "motion detection") è obbligatoria la verifica preliminare del Garante.

. Violazioni al codice della strada: obbligatori i cartelli che segnalino i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni. Le telecamere devono riprendere solo la targa del veicolo (non quindi conducente, passeggeri,  eventuali pedoni). Le fotografie o i video che attestano l'infrazione non devono essere inviati  al domicilio dell'intestatario del veicolo.

. Deposito rifiuti:  lecito l'utilizzo di telecamere per controllare discariche di sostanze pericolose ed "eco piazzole" per monitorare  modalità del loro uso, tipologia dei rifiuti scaricati e orario di deposito.

Settori specifici

. Luoghi di lavoro: le telecamere possono essere installate solo nel rispetto dello norme in materia di lavoro. Vietato comunque il controllo a distanza dei lavoratori, sia all'interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro (es. cantieri, veicoli).

. Ospedali e luoghi di cura: no alla diffusione di immagini di persone malate mediante monitor quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico. E' ammesso, nei casi indispensabili, il monitoraggio da parte del personale sanitario dei pazienti ricoverati in particolari reparti (es.rianimazione), ma l'accesso alle immagini deve essere consentito solo al personale autorizzato e ai familiari dei ricoverati.

. Istituti scolastici: ammessa l'installazione di sistemi di videosorveglianza per la tutela contro gli atti  vandalici, con riprese delimitate alle sole aree interessate e solo negli orari di chiusura.

. Taxi: le telecamere non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida.

. Trasporto pubblico: lecita l'installazione su mezzi di trasporto pubblico e presso le fermate, ma rispettando limiti precisi (es.angolo visuale circoscritto, riprese senza l'uso di zoom).

Webcam a scopo turistico: la ripresa delle immagini deve avvenire con modalità che non rendano identificabili le persone.

Soggetti privati.

. Tutela delle persone e della proprietà: contro possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, prevenzione incendi, sicurezza del lavoro ecc. si possono installare telecamere senza il consenso dei soggetti ripresi, ma sempre sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante.

 

 

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Il Tribunale di Bari, Sezione Specializzata Proprietà Industriale e Intellettuale, con ordinanza del 22 marzo 2010, ha avuto modo di affermare che anche alla presentazione multimediale spetta la tutela offerta dal diritto d'autore:

"Orbene, non vi dubbio, innanzitutto, che la presentazione multimediale in esame abbia carattere di opera dell'ingegno protetta, trattandosi di opera avente una sua originalità, frutto di una creazione intellettuale e composta da idee organizzate in maniera personale ed autonoma. La presentazione in esame, infatti, si presenta come avente un proprio 'format', che si estrinseca attraverso l'utilizzo di una serie di dati, nozioni, testi, fotografie, filmati, secondo un determinato ordine logico-concettuale".

Leggi il provvedimento su personaedanno.it

 

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Di Admin (del 19/04/2010 @ 12:35:59, in diritto*internet, linkato 2689 volte)

Ricerca giuridica sul Web (Copyright immagine clix) Il decreto legislativo 206/2005 (Codice del Consumo, artt. 64-67) prevede in proposito un diritto di recesso uniforme in relazione ai contratti negoziati fuori dei locali commerciali e ai contratti a distanza. I contratti conclusi tramite Internet rientrano nella nozione legislativa di contratti a distanza.

Per i contratti e per le proposte contrattuali a distanza ovvero negoziati fuori dei locali commerciali, viene dunque sancito il diritto del consumatore di recedere senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo, entro il termine di dieci giorni lavorativi (art. 64).

Il diritto di recesso si esercita con l'invio, entro i termini previsti, di una comunicazione scritta alla sede del professionista mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

La comunicazione può essere inviata, entro lo stesso termine, anche mediante telegramma, telex, posta elettronica e fax, a condizione che sia poi confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le quarantotto ore successive; la raccomandata si intende spedita in tempo utile se consegnata all'ufficio postale accettante entro i termini previsti dal Codice o dal contratto, ove diversi. L'avviso di ricevimento, specifica il testo legislativo, non è, comunque, condizione essenziale per provare l'esercizio del diritto di recesso.

Solo se espressamente previsto nell'offerta o nell'informazione concernente il diritto di recesso, in luogo di una specifica comunicazione è sufficiente la restituzione al professionista, entro il termine previsto, della merce ricevuta.



Avv. Giuseppe Briganti

aprile 2010



A cura dell'Avvocato Giuseppe Briganti,
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